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ARTE SCUOLA E TERRITORIO

Dal 31/03/2017 al 03/04/2018
Orario:

Arte Scuola e Territorio. La Cecco Angiolieri  al Museo d’Inverno nella Contrada della Lupa   “Naming a piece of Art”  

La visita laboratorio   presso il Museo d’Inverno, mediata grazie  alla collaborazione dei due direttori-artisti Eugenia Vanni e Francesco Carone, ha coinvolto più di  quaranta ragazzi di scuola media e rispettivi docenti ed è stata curata da Germana Marchese per l’Associazione Culturale OdA32, all’interno  del percorso dei Bilingual Art Labs multidisciplinari progettati per l’anno scolastico 2017 2018.

 

Dopo le precedenti  fasi di studio e di esercitazione laboratoriale bilingue, l’esperienza interattiva al museo è stata proposta come naturale epilogo del  più articolato percorso di respiro internazionale iniziato al principio dell’anno scolastico in collaborazione anche con Siena Art Institute.

 

Tra gli obiettivi di questa nuova esperienza,  non solo la necessità di integrare il dialogo in corso con artisti internazionali,   per recuperare la relazione virtuosa tra gli studenti ed il patrimonio del territorio, ma anche l’ambizione più alta di provare a rileggere con nuove chiavi la tradizione ed il proprio universo familiare.

 

Il Museo d’Inverno, per  logistica e per la filosofia con la quale è nato, è apparso il luogo ideale per coniugare queste esigenze;  un museo di arte contemporanea che guarda anche allo scambio ed alla contaminazione internazionale, sorto nel cuore della tradizione urbana, sopra le fonti medievali di Fonte Nuova, nella Contrada della Lupa,  non poteva non inserirsi con coerenza in una narrazione da tempo intrapresa tra studenti, associazione, territorio ed artisti.

 

Tra questi ultimi, con Francesco Carone e la sua ricerca, viviamo da tempo una storia che ci piace pensare sospesa, attraversata  ad intervalli ciclici, con richiami continui al tema della trasformazione della materia e dei suoi processi creativi. In questo senso, riusciamo a spiegare il forte legame ispiratore  con l’artista che, con naturale semplicità ed un gusto profondo della materia e della forma, è riuscito più volte a comunicare, attraverso l’opera, il superamento della contraddizione tra  istinto e ragione, passato e futuro. Nelle sue opere, nella costante ricerca di equilibrio tra spazio fisico ed intellettuale, troviamo spunti continui di riflessione didattica che ci consentono anche  di coltivare un costante dialogo tra natura e classicità.

Nei linguaggi di Carone  le sperimentazioni didattiche prendono forma, adattandosi  ai nostri strumenti espressivi: la scultura per la pratica tecnico artistica  ed i progetti paralleli, dedicati alla condivisione ed al coinvolgimento di comunità ed artisti, per riflessioni e pensieri sulla funzione dell’arte.

 

Il Museo d’Inverno  è sicuramente tra questi ultimi; è un progetto condiviso con l’artista Eugenia Vanni e questo è un altro dato  piuttosto importante per noi, in più racconta una storia dell’arte contemporanea e dei suoi innumerevoli linguaggi in modo del tutto  inedito, attraverso l’incontro, l’amicizia, il dono tra artisti. E’ naturale che un’esperienza così originale, per il suo elevato valore metafisico e pedagogico, si ponga significativamente all’interno del nostri percorsi didattici contemporanei.

 

In aggiunta il Museo ha offerto  un’occasione imperdibile per bilanciare la prima parte della progettazione bilingue. Per esigenze didattiche e  di esercitazione linguistica, lavoriamo da molto tempo sulla componente affettiva nell’apprendimento e nell’uso della lingua straniera. Nella prima parte tecnico pratica del corso, i ragazzi si erano misurati con una abilità che per convenzione abbiamo chiamato “Naming a piece of Art”. Jackson Pollock spesso preferiva semplicemente numerare le proprie opere  ma i critici d’arte non resistevano alla tentazione di attribuire dei titoli a queste, leggendoci suggestioni diverse. Dare o non dare un titolo alla propria opera è parte del processo creativo che gioca sulle emozioni ma anche sul significato e sulla versatilità del linguaggio. Il titolo della propria opera, scelto dai ragazzi in lingua inglese nella prima parte del percorso di laboratorio,  è stato successivamente condiviso con Francesco Carone, al quale i ragazzi a scuola hanno presentato le proprie piccole sculture.

 

La mostra  della collezione delle opere di Luigi Presicce si è prestata  al proseguimento di questa sperimentazione sulla scelta dei titoli e ci ha permesso di spostare l’attenzione  sulla variante istintiva ed insieme immaginifica che lega opera d’arte e pubblico giovane. Del resto già ci avevano molto suggestionato alcune  dichiarazioni lette in precedenti interviste in cui Presicce affermava “ ho scelto di far fruire le mie opere come delle intime epifanie” aggiungendo che  

“ ogni spettatore è solo di fronte al compimento della scena  e questa è solo sua”.

  

Desideravamo regalare ai ragazzi l’esperienza di questa intima suggestione, attraverso  la pratica proposta dell’artista di comporre un lunghissimo, personalissimo titolo da dare alla mostra. I ragazzi hanno raccolto in un taccuino da restituire al museo ed  all’artista, un nuovo titolo che, attraverso lessici a tratti anche esoterici, ha tradotto emozione istintiva e forse svelato, per qualche istante, il mistero che lega ogni spettatore  all’opera d’arte.

 

La nostra speranza è che la sensibilità visionaria di Luigi Presicce possa  contribuire a rendere ogni ragazzo partecipe di infinite rinascite intellettuali ed emotive,  in ogni singolo istante del processo di apprendere.

 

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